Pedagogia Senso-Percettiva (parte seconda)


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Autore: Cristiano
Data inserimento:  20-08-2005

Perché pedagogia senso-percettiva? Che relazione esiste fra i processi formativi e le sensazioni?
L'ipotesi (avvallata come vedremo da numerosi studi) su cui si basa la pedagogia sensoriale è che esistano dei sistemi neuronali tali da far pensare ad una gerarchizzazione semantica dei processi formativi, che hanno come base le sensazioni priopriocettive. L'idea è che, fin dalla nascita, l'uomo sia dotato di un sistema innato (Leslie, Baron-Cohen, Fodor) che permette di "trasdurre gli stimoli provenienti dall'ambiente integrandoli in strutture che divengono semanticamente sempre più complesse nel corso dello sviluppo cognitivo. La base da cui nasce e si struttura il sistema cognitivo maturo è un sistema che definirò senso-propriocettivo a rappresentare l'integrazione delle informazioni provenienti dai sensi con quelle, endogene, raccolte dai propriocetori. Questo ipotetico sistema avrebbe lo scopo di rendere comprensibili alla mente in evoluzione gli input informazionali rilevati dai sensi accoppiandoli con le sensazioni "provate" personalmente (Meltzoff). Ovviamente in assenza di prove sperimentali dirette, quanto sosterrò nel prosieguo vuole semplicemente essere un'ipotesi di lavoro anche se corroborata, indirettamente, da evidenze sperimentali risultanti da altri studi.


Precursori della ToM (Theory of Mind)

La Tom, o teoria della mente, è la rappresentazione che ci facciamo circa il funzionamento della mente nostra ed altrui. Si tratta di quella psicologia ingenua che ci permette di credere che quello che pensiamo sia più o meno uguale a quello che gli altri pensano. In base a questa supposizione riusciamo a comunicare con gli altri e a dare per scontate un'infinità di cose. Se ci pensiamo bene, ogni discorso che intratteniamo con i nostri interlocutori è possibile grazie ad una serie di conoscenze che riteniamo essi posseggono sul mondo.
Come può un neonato in assenza di un apparato concettuale e cognitivo maturo giungere ad un livello di astrazione semantica quale quella posseduta da un bambino già in età scolare o da un adulto? Tale domanda ha stimolato una notevole mole di studi che, da diverse prospettive, hanno iniziato a squarciare il buio in cui da molto tempo si brancolava. Occorre ricordare, infatti, che negli studi sull'intelligenza artificiale si era giunti ad accettare la sentenza del filosofo Guglielmo di Occam: "Essentia non sunt multiplicanda praeter necessitatem" (Le cose essenziali non devono essere moltiplicate oltre necessità), meglio nota come rasoio di Occam, ricorrendo alla metafora della "black box", un modo elegante di affermare che della mente umana non si capiva molto e che era sufficiente esperire i comportamenti manifestati per progettare macchine che, in qualche modo, li riproducessero. La psicologia cognitiva e le neuroscienze non si sono accontentate di tale "arrangiamento" e, grazie all'ausilio dei moderni metodi di ispezione permessi dalla fRMI e dalla PET, sono riuscite a rilevare importanti correlati neuronici sottostanti all'apprendimento ed al comportamento in generale. L'ipotesi più interessante dello sviluppo di una teoria della mente è stato proposto da Andrew Meltzoff, il quale esplicita esaurientemente il funzionamento di quello che ho definito sistema senso-propriocettivo. In particolare Meltzoff sostiene che il bambino acquisisce la capacità di interpretare le azioni dei consimili grazie ad uno schema trans-modale che permette di accoppiare le azioni osservate con quelle imitate personalmente che a loro volta elicitano le corrispondenti sensazioni propriocettive. In tale modo, afferma lo studioso, comprendo ciò che è "simile a me". Un'altra importante conclusione cui perviene Meltzoff, è che l'espressione corporea e la relativa esperienza propriocettiva godono della proprietà biunivoca. In questo senso se l'espressione emotiva può essere rilevata dall'assetto posturale o dalle espressioni del viso, è altrettanto vero che l'assunzione di determinate configurazioni facciali o posturali, sono in grado di attivare la corrispondente emozione (ipotesi già avanzata da James e Lange). Sulla base di questa constatazione egli ipotizza che la capacità di "leggere" negli altri gli stati emotivi provenga inizialmente dalla semplice imitazione dei corrispondenti corporei osservati che sono messi in relazione con le sensazioni propriocettive "provate" personalmente nell'eseguirli. La dimostrazione che neonati con poche ore di vita sono in grado di imitare semplici espressioni facciali, è indicativa della concreta possibilità che tale meccanismo abbia una base innata e biologicamente determinata.
Il fatto poi che nella corteccia infero temporale (IT) sia stata individuata una popolazione neuronica che si attiva solo in corrispondenza di stimoli consistenti in visi, fornisce la base scientifica a questa straordinaria scoperta. Un ulteriore supporto all'origine senso-propriocettiva dello sviluppo cognitivo ed in particolare della ToM, lo si ricava dagli studi di Wellman il quale ha teorizzato un modello dello sviluppo di una psicologia del desiderio credenza che distingue tra una psicologia del semplice desiderio, che sarebbe raggiunta entro il secondo hanno di vita ed una più complessa psicologia del desiderio credenza che emergerebbe non prima del terzo hanno di vita. E' interessante notare come la psicologia del semplice desiderio sia basata su "input" fisiologici e percettivi gettando un ponte di continuità con quanto sostenuto da Meltzoff. Solo successivamente, con la psicologia desiderio credenza, si sviluppa un embrionale sistema semantico di lettura del comportamento dei consimili. Ulteriori evidenze sperimentali di una base senso-motoria nello sviluppo della ToM e della competenza sociale, derivano dagli studi inerenti la Teoria della Simulazione (TS). Vittorio Gallese, in particolare, traccia una precisa evoluzione della ToM basata su quella che chiama simulazione incarnata (emboiled simulation). La scoperta dei neuroni mirror nel cervello della scimmia e del corrispondente sistema mirror nel cervello dell'uomo confermano una precisa localizzazione neurale di tale funzione. Brevemente si può affermare che la simulazione incarnata è possibile grazie ad una popolazione di neuroni (i neuroni mirror) che si attiva quando osserviamo l'esecuzione di azioni da parte di altre persone. E' come se il nostro cervello riverberasse nell'osservazione degli altri. Capiamo quanto ciò possa essere importante nell'apprendimento. Il meccanismo della simulazione incarnata è, secondo Gallese, il sistema che permette di apprendere e leggere il comportamento sociale dei consimili. L'insieme di questi studi sembra confermare un gerarchizzazione dei processi cognitivi sottostanti alla ToM di tipo "bottom up" che ha inizio dalle sensazioni senso-propriocettive. Vedremo nel prossimo paragrafo come sia possibile l'organizzazione di un sistema cognitivo semanticamente evoluto partendo dalla semplice analisi sensoriale.


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