La Mente? Questione di Senso
Autore: Cristiano
Data inserimento: 16-09-2005
Nel presente articolo avanzo l'ipotesi che i processi cognitivi superiori, e di conseguenza la ToM, siano il frutto di un processo di sviluppo "bottom up" attraverso il quale, le informazioni senso-percettive si strutturano in costrutti gerarchicamente e semanticamente via via più complessi fino all'acquisizione del pensiero astratto tipicamente umano. Per dare sostegno a tale ipotesi mi baserò su alcune recenti ricerche sviluppate in seno alla Teoria Simulazionista. La scoperta del sistema mirror nell'uomo, ha dimostrato che esiste una precisa localizzazione neurale che si attiva in corrispondenza di azioni compiute o osservate negli altri(vedasi Vittorio Gallesi). Questa incredibile scoperta fa supporre che l'apprendimento delle azioni motorie, ma anche la comprensione di queste nei consimili, sia resa possibile dal fatto che "proviamo cerebralmente" delle sensazioni senso-propriocettive associate ad esse. Il fatto che nella psicologia del desiderio credenza postulata da Wellman le sensazioni abbiano uno sviluppo precoce ed antecedente alle percezioni, tende ad avvalorare tale punto di vista. Gli studi di Meltzoff sull'imitazione di particolari espressioni facciali in neonati di poche ore, unita al rilevante riscontro dell'esistenza di un'area cerebrale nella via ventrale deputata al riconoscimento dei volti sembrano non lasciare dubbi sulla probabile base innata della capacità di "leggere" tali segni nelle interazioni diadiche. Uno studio longitudinale sulle differenze nello sviluppo della socialità in neonati allattati al seno o artificialmente, condotto da Manuela Lavelli (Lavelli), ha concluso che l'interazione che si sviluppa attraverso l'allattamento al seno è correlata positivamente con un alto grado di socializzazione nel bambino. E' significativo che questo sia da attribuire ad un frequente contatto visivo tra madre e lattante. In uno studio con l'ausilio della PET, Wicker ha indagato il fenomeno del "mutual gaze", ovvero la sensazione di entrare in rapporto diretto con la mente del nostro interlocutore quando lo fissiamo negli occhi. Seppur non conclusivo nel determinare una locazione neurale del fenomeno (solo l'attivazione del putamen destro era caratteristica), resta il fatto che il contatto diretto occhi-occhi suscita la soggettiva impressione di un collegamento tra le menti degli interlocutori. Gli studi di Driver e di Langton sull'automatismo innescato dalla direzione dello sguardo e dalla posizione della testa rispettivamente, in cui si dimostra l'impossibilità di ignorare tali segnali nella focalizzazione dell'attenzione, sono un' ulteriore conferma dei meccanismi biologici di "basso livello" implicati nelle interazioni. Nella loro varietà, tutti questi studi convergono nel rilevare come il processo che è alla base dell'apprendimento: l'attenzione, sia nelle prime fasi dello sviluppo, ma non solo, determinato da processi bottom up.