Dai Neuroni al pensiero astratto (parte prima)


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Autore: Cristiano
Data inserimento:  20-09-2005

Abbiamo osservato, negli articoli sulla pedagogia senso percettiva, come diversi autori (Meltzoff, Gallese, Rizzolati, Wellman) siano concordi nel porre ad un'età precoce la capacità di "empatizzare" attraverso un meccanismo di simulazione incarnata (embodied simulation) i comportamenti osservati (Gallese). L'individuazione di sistemi mirror multimodali con neuroni che scaricano in corrispondenza dell'osservazione di azioni socialmente significative (Gallese), unita all'esistenza di un'area della corteccia temporale (giro linguale e giro fusiforme) associata al riconoscimento dei volti e al modello della psicologia desiderio credenza (Wellman) corroborano l'ipotesi che nel neonato non ancora in possesso di schemi cognitivi vi sia un'interpretazione del mondo automatica e basata su processi biologici ed affettivi. E' ipotizzabile che l'apprendimento si basi, almeno nelle prime fasi di vita, su questo confronto tra le proprie esperienze senso-percettive, attivate dal meccanismo della simulazione incarnata e quanto osservato negli altri. Presumibilmente il processo di apprendimento è biologicamente strutturato per sfruttare degli importanti indicatori sociali primi fra tutti le espressioni del viso e la direzione dello sguardo. Ha destato sorpresa al X Congresso Nazionale della Societa' Italiana di Neonatologia, la relazione del Prof. Gian Paolo Salvioli, direttore del Centro Dipartimentale dell'Alimentazione Umana dell' Universita' di Bologna il quale ha parlato di una recente analisi su 20 studi, per un totale di 10.000 bambini, che ha rilevato come a favore dei bimbi allattati al seno ''esiste una differenza media di 5,32 punti di quoziente di intelligenza, che si riducono a 3,16 dopo vari aggiustamenti'', e che queste differenze sono ''tanto maggiori quanto maggiore e' la durata dell'allattamento''. Seppur convinto delle infinite proprietà del latte materno, stento a credere che un alimento abbia un'influenza diretta sull'intelligenza. Considerato invece che, in qualche modo, il concetto di intelligenza è sempre legato ad una lettura "sociale" della realtà attraverso il processo di attribuzione semantica, ed alla luce dello studio di Lavelli (Lavelli) sono piuttosto incline a credere che il vantaggio dei bambini allattati al seno derivi dalla possibilità di "sfruttare" a pieno un meccanismo innato di apprendimento: la lettura del viso e dello sguardo della madre. La natura ha predisposto dei meccanismi ineguagliabili per l'apprendimento. E' singolare vedere che spesso le azioni educative vanno nella direzione tale da ostacolare un processo di apprendimento pressoché perfetto! Il contatto del neonato con gli adulti significativi (soprattutto la madre) è il mezzo naturale previsto dalla natura per sfruttare al meglio i meccanismi biologici alla base dell'apprendimento. Guarda a caso la pelle deriva embriologicamente dallo stesso foglietto, l'ectoderma, da cui si sviluppa il sistema nervoso e, strana coincidenza, una serie di neuroni della via dorsale rispondono indifferentemente a stimoli visivi o tattili presentati nell'emicampo visivo corrispondente al lato del corpo (soprattutto il viso!!) stimolato. Ancora la dimostrazione (Driver, Langton) che è impossibile ignorare la direzione dello sguardo o del viso lasciano poco spazio a dubbi su quanto importante sia il contatto prossimale nel processo formativo nelle prime fasi di vita. Se a ciò si aggiunge che il neonato è guidato prima da stimoli fisiologici e poi da stati affettivi, risulta difficile non accettare l'ipotesi di un processo bottom up nel primo sviluppo cognitivo dell'uomo. E' credibile che nel corso del suo sviluppo il bambino sfrutti, assieme agli indicatori sociali visti sopra, la contingenza temporale degli eventi salienti da questi esaltati, gli indici gestaltici di segmentazione e la causalità implicita (Michotte) per "distaccare" (Leslie) le senso-priopriocezioni dalla simulazione incarnata per inserirle in contesti semantici gerarchicamente più elevati. Tale processo giustificherebbe il decalage temporale che sembra discriminare i bambini sotto i 3-4 anni da quelli oltre tale età, nell'acquisizione della falsa credenza (Leslie).



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